Spiral Wrapping

Il montaggio degli anelli a spirale                      

Il montaggio degli anelli a spirale (spiral wrapping o acid rod) nasce principalmente con lo scopo di evitare la torsione del fusto che nelle canne montate da rotante (casting) è indotta dalla posizione degli anelli montati sopra il fusto (blank). Infatti, con gli anelli montati sopra, è sufficiente una piccola trazione laterale del filo ad indurre la torsione del fusto. Un fusto di canna da pesca deve principalmente lavorare a flessione, non dovrebbe essere, e generalmente non è, costruito e progettato per resistere a torsione; il diametro eccessivo di certi fusti da tonno, specialmente vicino alla punta, spesso è dovuto proprio alla necessità di resistere alla torsione indotta dalle carrucole o dagli anelli montati sul dorso. Con il montaggio a spirale si porta il filo sotto il fusto, che nella parte terminale, quella più flessibile e delicata, lavora come in una canna montata da spinning. In questo modo è eliminata la torsione indotta dagli anelli, l’unica torsione chepermane è quella normale, molto limitata, dovuta alle eventuali trazioni laterali del filo. Con il filo sotto non esiste più il problema del filo stesso che tende a toccare il fusto quando la canna si piega; questo porta all’impiego di un numero di anelli inferiore, specie nella parte vicino alla punta; questo fatto riduce l’effetto negativo degli anelli sulla libertà di flessione del fusto, che quindi lavora meglio. Se a parità di curva della canna si analizza il percorso del filo, si vede che questo compie nel complesso un percorso tale per cui l’angolo di incidenza su ciascun anello è più favorevole sia rispetto alla soluzione casting con anelli tutti sul dorso che in quella spinning con anelli tutti sotto. L’eliminazione della componente di torsione sul fusto, grazie al montaggio a spirale, consente di progettare fusti anche molto potenti, fusti unlimited, con sezioni, specialmente in vetta, sottili, con un notevole risparmio di peso complessivo utilissimo a drifting in standup, ma soprattutto nella traina col vivo spesso praticata con canna in mano. Un vantaggio legato al fatto di avere la vetta sottile e flessibile, poco evidente se non si conosce il problema, ma importantissimo, direi fondamentale, si ha nei fusti che devono essere utilizzati con lenza madre in trecciato, sia con terminale corto che in con l’uso del top shot (inteso come shock leader in nylon più o meno lungo interposto fra trecciato e terminale). Il trecciato ha infatti caratteristiche di resistenza a trazione eccezionali, ma è poco resistente all’usura; quando capita (e capita, anche se si cerca di evitare) di impuntarsi con un pesce sulla verticale col filo che lavora avanti e indietro su pochi centimetri, se la vetta della canna non flette abbastanza da seguire con la sua curva, il filo, fino ad allinearsi con lo stesso, l’angolo che il filo stesso forma con l’apicale è molto acuto e determina una notevole usura supplementare sul trecciato, che magari può portare ad un danno invisibile, che prima o poi può determinare la rottura inaspettata del trecciato. Vette sottili sono importanti, anzi determinanti anche nelle canne da vertical jigging o da inchiku, dove la flessione della vetta della canna è indispensabile per un corretto movimento delle esche. Pur essendo nato come sistema di montaggio per le canne da traina con l’affondatore a palla di cannone, lo spiral wrapping diventa veramente importante per il confort nella jerkata nel vertical jigging. In queste tecniche la canna si utilizza quasi sempre sotto il braccio, per cui non si può usufruire della azione stabilizzante della crocera. Quando si da il colpo di manovella, essendo questa disassata rispetto alla canna, si induce una rotazione intorno all’asse stesso del manico, che va ad essere accentuata da quella indotta dagli anelli sul dorso. Con il filo che gira sotto nel montaggio a spirale, invece, gli anelli stessi esercitano una azione stabilizzante opponendosi alla rotazione indotta dalla manovella, non solo, ma se la rotazione del filo avviene dalla parte opposta a quella della manovella, la leggera coppia torcente opposta a quella della manovella tenda ad equilibrarla ancora di più. Il risultato che potremo verificare è di una sorprendente stabilità della canna durante la jerkata, rispetto alla stessa montata con anelli sopra. Con un particolare accorgimento del montaggio del prima anello, poi, è possibile costringere l’avvolgimento del filo al centro del mulinello; questo fatto è molto vantaggioso a vertical jigging dove la mano della canna è impegnata nella jerkata e non possiamo usare il pollice per guidare il filo come quando peschiamo a traina o a drifting. Con questo montaggio particolare non siamo neanche costretti ad utilizzare mulinelli a bobina stretta come con le canne da vertical montate a casting con anelli sul dorso. In conclusione qualcuno porrà il quesito se col montaggio a spirale si hanno solo vantaggi; la risposta secondo me, dal punto di vista tecnico e operativo in pesca è affermativa. Gli unici difetti possono essere di natura estetica per l’occhio di certi pescatori tradizionalisti ma, soprattutto il fatto che è un tipo di montaggio quasi esclusivamente adatto alle canne artigianali, in quanto l’allineamento ed il set up degli anelli è un lavoro lungo, di precisione, di pazienza, difficile da realizzare in grande serie.  

Il Sistema Rearflex

Fusti in esclusiva – il Sistema Rearflex

I fusti sono costruiti in esclusiva per la AFT su progetto di Massimo Sanna; secondo i modelli e le esigenze si avvantaggiano di materiali e criteri costruttivi innovativi, ma realizzabili solo in piccola serie, artigianalmente e da mani esperte, impossibili quindi da clonare; sono generalmente costruiti con una combinazione in “sandwich” di almeno 4 o 5 strati in composito di diversa natura, e che permette non solo una azione progressiva, ripartita e modulare del fusto, ma anche di dotare la canna dell’esclusiva soluzione progettuale e costruttiva denominata “rearflex” che estende il concetto di azione progressiva fino al manico, aumentando drasticamente la riserva di potenza anche su canne corte e sensibili.

BRA.D.LEAD, oltre il concetto di top shot

le canne da drifting al tonno … le canne BRA.D.LEAD style …

BRA.D.LEAD = acronym for “BRAided Directly connetted to LEADer

Nel big-game, l’utilizzo del trecciato come lenza madre fatica a prendere piede a causa più di credenze popolari che per ragioni oggettive.

Il sospetto è che questo ostracismo sia dovuto più alla esigenza commerciale delle aziende operatrici del settore di vendere le attrezzature tradizionali, canne carrucolate e mulinelli enormi, molto più pesanti e costosi, mentre non sono pronte alla domanda di mercato di nuove attrezzature dedicate al nuovo modo di pescare col multifibra.

Semplificando il più possibile, il tradizionale combattimento col tonno prevede una canna dotata di carrucole ed un mulinello molto capiente capace di contenere molte centinaia di metri di nylon in modo da assecondare la prima fuga del pesce. Il combattimento avviene grossolanamente in tre fasi: la prima fuga che viene assecondata; l’inseguimento, durante il quale si cerca di recuperare qualche centinaio di metri di filo fuoriuscito nella prima fuga; il pompaggio col pesce più o meno  sulla verticale.

Esercitare un pompaggio durante le prime fasi, con centinaia di metri di nailon fuori, è praticamente inutile, data l’elasticità notevole della lenza. Il pompaggio col tonno più vicino, effettuato col nylon, qualche esito lo da, anche se gli angler esperti, per spostare il pesce dalla posizione di stallo che il tonno cerca di assumere per riossigenarsi, usano, più che la canna, la trazione della barca.

Tutto questo a causa, ancora, della elevata elasticità del nylon; provare per credere, legare l’estremità della lenza ad un punto fisso a 30 o 50 metri di distanza e pompare con la canna, l’elasticità del sistema è sorprendente. Ripetendo l’esperimento con un trecciato potrete apprezzare la differenza, specialmente in termini di incisività sul pesce, che l’azione di pompaggio acquisisce.

Il primo passo verso l’evoluzione, è stato quello della adozione del sistema del “top shot” (è definito in questo modo, uno spezzone di nylon che può variare da pochi metri a ben oltre i cento, interposto fra il terminale vero e proprio e la lenza madre in trecciato, con la funzione di shock leader, ovvero di ammortizzatore) che, grazie alla diminuzione di elasticità del sistema, consente un pompaggio già nelle prime fasi del combattimento, con un abbreviamento dello stesso, e la possibilità di rilasciare il pesce vivo in migliori condizioni.

Ma mentre oggi si parla ancora solo di top shot, alcuni gruppi di angler più evoluti, hanno posto in essere la seconda fase della “rivoluzione” che in sostanza prevede la eliminazione  del top shot ed il collegamento diretto fra trecciato e terminale in fluorocarbon o nylon, mediamente di lunghezza pari a 10 metri, un sistema che definirei short leader, e che se si va a vedere risulta mutuato direttamente dal vertical jigging, dove l’uso del trecciato con terminale corto costituisce la norma.

Questo sistema consente una incisività della azione dell’angler inimmaginabile sia col top shot lungo che con il nylon; pompate brevi e frequenti che arrivano dirette e inalterate al pesce, sono il sistema più efficace per impedirgli di riposare di riossigenarsi, lo costringono alla continua difesa, a stancarsi in fretta, capita addirittura che il pesce si innervosisca a tal punto da puntare contro il pescatore, producendosi in veloci corse verso la barca … un combattimento che prima durava anche delle ore e contemplava lunghe fasi noiose di tira e molla poco efficaci, si trasforma in un entusiasmante corpo a corpo, dove pesce e pescatore danno fondo alle proprie forze.

La Ambermax Rods, grazie alla grande esperienza maturata nel jigging estremo, è stata la promotrice di questo nuovo stile di pesca al tonno, sia con mulinello rotante che a bobina fissa, studiando dei fusti adatti a questo utilizzo.

Infatti per compensare la rigidezza del trecciato diretto è necessario che la canna sia appositamente studiata per questo utilizzo; in sostanza deve avere una azione fortemente progressiva, in modo da erogare la potenza in modo graduale e crescente, senza picchi o eccessiva nervosità.

Inoltre deve avere una vetta abbastanza cedevole in modo da allinearsi con il trecciato diurante il combattimento. Il trecciato ha infatti caratteristiche di resistenza a trazione eccezionali, ma è poco resistente all’usura; quando capita (e capita, anche se si cerca di evitare) di impuntarsi con un pesce sulla verticale col filo che lavora avanti e indietro su pochi centimetri, se la vetta della canna non flette abbastanza da seguire con la sua curva, l’angolo che il filo stesso forma con l’apicale è molto acuto e determina una notevole usura supplementare sul trecciato, che magari può portare ad un danno invisibile, che prima o poi può determinare la rottura inaspettata del trecciato.

http://www.ambermaxfishing.com/SPIRAL.htm

Questa particolare azione è dovuta al sapiente impiego dei materiali a diverso modulo e alla adozione di un esclusivo sistema di ripartizione della azione, il rearflex:

http://www.ambermaxfishing.com/REARFLEX2.htm

 

Il Gommone: Macchina da Pesca

Apologia del Gommone Macchina da Pesca

Homo pìscator gommoniènsis

Lo si distingue immediatamente dalle altre forme evolutive, egli appare come una figura mitologica, mezzo uomo, mezzo gommone, la simbiosi, l’interazione fra i due organismi da luogo alla macchina da pesca più efficiente che possa solcare le acque … Le doti marine dell’uno, l’intelligenza e la sensibilità dall’altro … le previsioni meteorologiche prevedono l’arrivo del maestrale per le undici; l’uomo sa che l’entrata del vento costituisce un momento magico, per i pesci è come un segnale che li attiva, li rende aggressivi; sa benissimo che, se si farà trovare nel posto giusto, nel momento giusto, in quella mezzora in cui il vento diventa padrone del mare, probabilmente la canna nelle sue mani comincerà ad animarsi di una forza aliena, sconosciuta, misteriosa, trasmettendogli la ridda di emozioni e sensazioni per le quali, forse, si trova lì, in mezzo al mare. In realtà egli non sa se il suo scopo sia la cattura di una preda o, semplicemente, la scusa per trovarsi lì, in mezzo al vento ed alle onde. Non lo sa e non gli interessa saperlo, perché come per tutte le passioni intimamente vissute non importa quale sia l’inizio, la fine, il fine. Ecco che da nord-ovest finalmente compare la striscia scura, che presto, prestissimo lo ingloberà; le creste ormai sono bianche e cominciano a rompersi sotto le raffiche. Già ai primi sentori dell’arrivo del groppo di vento le “jacuzzi” (*) più piccole , che facevano da collana alla secca, hanno volto, giustamente, la prua al ridosso più vicino … pesca finita, meno male che c’è il prendisole. Resistono i fisherman più grandetti … ma che pena! Vedere quei poveretti nel pozzetto che cercano di prendere il tempo al rollio; le labbra dell’indomito gommonauta si increspano in un sorriso beffardo, dettato dalla coscienza di essere, a differenza dei barcaioli, un tutt’uno col suo mezzo nautico, un prodotto evolutivo diverso, più efficiente, in grado di trovare, in mezzo al marasma, un equilibrio globale. Con la coda dell’occhio vede il pescatore sulla murata della barca più vicina, fare clamorosamente cilecca sulla ferrata, istintiva, sull’improvviso attacco del pesce, una ferrata a vuoto non per imperizia, ma semplicemente perché il repentino abbassarsi del giardinetto, dovuto alla combinazione di rollio e beccheggio, ha colto in controtempo il pescatore e reso inefficace il suo gesto. È un segnale di allerta, i pesci sono entrati in attività, ed ecco che il “piscator gommoniensis” reagisce some un unico e perfetto sistema psicocibernetico; mente, braccio, canna, indissolubilmente saldati al tubolare con le punte dei piedi insinuate fra gomma e vetroresina, le tibie avvinte da un abbraccio pneumatico, le ginocchia piantate e sicure sulla adattiva curva del tubolare. Ecco che il sistema è pronto, efficiente, efficace, e quando il pesce attacca reagisce senza sbavature, con perfetto tempismo, contrasta la furia del diavolo scatenato che dall’altra parte del filo vorrebbe impertinentemente tirarlo a se, trascinarlo negli abissi. Ma il gommo-uomo non è un sistema rigido, pesante, inerte, è un lottatore di judo, che asseconda piuttosto che contrastare, che si fa tirare piuttosto che opporsi, che non permette al pesce un confronto rigido e pericoloso per l’attrezzatura, per il filo, per gli ami… che stempera l’effetto delle testate più furiose e delle fughe più prepotenti, che somma la propria elasticità a quella della canna, delle braccia, della mente.   (*) termine quasi dispregiativo usato dai gommonauti per indicare le barche rigide n.d.r.