La tecnica del Vivo Manovrato
Fra le tecniche verticali più efficaci ed emozionanti c’è quella che ho battezzato “Vivo Manovrato” per distinguerla dal più tradizionale “Bolentino col Vivo” la cui pratica si perde nella notte dei tempi.
Premessa:
la diffusione di video subacquei con videocamera in linea mostra come si vedano spesso dei bei pesci seguire a lungo l’esca trainata in modo lineare e a velocità costante, osservarla bene ed infine rinunciare alla predazione: sono quei casi nei quali, senza i video, a fine giornata moti sostengono che “non c’era pesce” o che “oggi non ne vuole sapere di abboccare”
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Per Vivo Manovrato intendo un nuovo approccio nella pesca col vivo sia in traina che in verticale; a seguito di una lunga ed approfondita esperienza col Vertical Jigging duro e puro (che in qualche modo mi ha aperto la testa rispetto a tutte le altre tecniche di pesca dalla barca), ho acquisito una visione per così dire tridimensionale della gestione delle esche in tutte le tecniche dalla barca, cominciando dalla traina col vivo e alla sua tradizionale conduzione lineare/orizzontale dell’esca; il vertical mi ha insegnato che l’attrattiva di un’esca animata in verticale può essere più attrattiva della stessa in fluttuazione statica o trainata in orizzontale.
Da queste considerazioni nasce il concetto di Vivo Manovrato che è quello di una azione del pescatore attiva e decisiva sull’indurre l’attacco del predatore, contrapposta al concetto di pesca d’attesa tipico del Bolentino o, per certi versi, della Traina tradizionali.
Da questo concetto la nascita di nuovi approcci, nuove tecniche e nuove tipologie di canna come quelle che definisco Canne da Ricerca progettate per uso polivalente Traina/Scarroccio/Verticale, (Serie Unasheti Rabdo).
Restando nel campo delle Tecniche Vertiocali, è stato determinante, nello sviluppo di canne, dedicate in particolare alla tecnica del “Pallino”, la stretta collaborazione con Ivan Scano (Bona Pisca Fishing Club) (clicca) che da oltre 15 anni mi aiuta nello sviluppo dei nuovi progetti, dalla traina, al tonno, ma in particolare per le tecniche verticali con approccio “leggero”. Il primo prototipo da “pallino” risale ormai a 6 anni fa, ed oggi posso dire di avere partorito insieme ad Ivan, due tipologie di canna uniche nel loro genere, oltre alla Unasheti Balla Sola che poi si è rivelata molto polivalente, la Brhemini (dal sardo “Verme” ovvero Tenya … tecnica di pesca per la quale già da una dozzina d’anni ho studiato canne dalla ripartizione estrema). La tecnica col pallino ha dato anche ottimi risultati con alcune versioni rielaborate della Spistiddadora, che oggi consta di tre varianti diventando la canna da tecniche verticali, per prede importanti, più polivalente di tutte.
Allo stato attuale dei test quasi giornalieri, l’idea è che la tecnica con pallino scorrevole sia adatta all’utilizzo dei cefalopodi come esca, mentre utilizzando esche pinnute, sembra avere una leggera prevalenza la paratura a svolazzo con piombo derivato, alla quale mi dedicavo già oltre dieci anni fa; in questo caso è possibile utilizzare canne con una vetta leggermente meno passiva come l’ultimissima nata, la Sa Zirogna, oppure anche canne più polivalenti come la Spistiddadora, oppure dalla ripartizione meno estrema come la citata Unasheti Balla Sola